Quaranta dì, quaranta nott

 

hopperChe dire, io sto tanto alla finestra. Quando posso, quando c’è un po’ di sole, mi sporgo con il naso. Come tanti probabilmente. Sono me stessa ma con 50 anni di anticipo. Lo faccio con metodo e per trovare più spunti guardo fuori da tutti i lati della casa. La famiglia sudamericana con la musica da salsa, in quattro a prendere il sole in ciabatte e pantaloncini mentre il loro vicino, il “Renzo Piano” di turno, con tony fintamente dignitoso controlla il livello di umidità del ciclamino. Più lontano cerco di sbirciare, più la vista si offusca. Un po’ immagino. Vedo una sagoma con i capelli inceneriti che corre intorno a una piscina. Peccato la piscina privata sia poco più grande di una vasca da bagno, sia vuota e piena di foglie. Nessuno che le raccatta ma il proprietario, che è probabilmente anche un marito, ci corre intorno. Quella che io immagino essere la figlia, prende il sole a bordo piscina. Mi pare annoiata. Poi l’anziana che porta fuori il cane soffermandosi a guardare le ristrutturazioni con il meticcio, oggi merce pregiata, avrà fatto pipì un chilometro prima. Una costante le urla dei bambini che litigano. E come litigano. I genitori li lasciano sfogare così gli strilli sono un crescendo di offese infantili e tutte finiscono quasi sempre con un sonoro pianto. Libertà.

Ah hey, per vivere la quarantena al meglio, ecco un podcast by me: “GIORNO 23”

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